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il tempo dei baleni (4F)

I wrote this short piece as a little homage to a great man, musician and friend, Franco Donatoni.

The piece has been written for the mdi ensemble which will perform at the Venice Biennale in September in a program dedicated to Franco who passed away ten years ago, August 17 2000 in Milano. I never wrote a piece dedicated to Franco as all I have been writing in the last 30 years is in some and different ways the result of what I learned studying an working with him for many years. At the same time I want to dedicate this short note to him, to remember to others who still might not know about him and his wonderful work what a great man and wonderful sound thinker Franco Donatoni was. In 2001 I was asked to write something about him for a concert dedicated to his music. I'd like to share that text here as it is still something which well represent my thoughts, ideas and feelings for him.

 

 

Franco

 

il tempo dei baleni

Radicalizzando: l'ascolto è attenzione, non è apprendimento; l'ascolto è testimonianza di quello che accade in quanto suono, non è conoscenza di quello che accade mediante il suono. Dunque: il suono è la presenza di un assoluto, la sua annunciazione ne costituisce la rivelazione, l'ascolto non è allora certamente l'atto col quale si giunge ad un apprendimento dicorsivo, bensì il momento nel quale la percezione media e congiunge la molteplicità nell'unità della conoscenza formale. L’ascolto è esperienza immediata nella quale la conoscenza coincide all'atto: l'ascolto è ascesi. (Franco Donatoni)

Mi è stato chiesto di scrivere alcune note per questa sera dedicata alle musiche di Franco Donatoni.  Nonostante la lunga frequentazione con Franco non mi ritengo tuttavia un esperto nel senso stretto del termine e non mi addentreró quindi in disquisizioni musicologiche sul significato di gesto e figura, o sulla natura dei processi trasformativi della sua musica.  La conoscenza e l'apprezzamento della sua musica è cresciuto in me fin dall'inizio attraverso il piú puro dei metodi possibili: ripetuti ascolti delle sue composizioni.  Questi ascolti mi hanno rivelato le cristalline strutture formali dei pannelli, la ricchezza organica delle trame trasformative e i legami piú o meno sotteranei che collegano sequenzialmente numerose composizioni fra loro.  Sono ancora questi ascolti meravigliose lezioni di composizione che Franco ci ha lasciato.  Non molto tempo fa a un simposio di compositori canadesi, ascoltavo le minuziose spiegazioni che venivano date per illustrare come si era voluto procedere nella strutturazione della forma e dei materiali, cosa si era voluto esprimere, quanto, perchè, etc.  Tutte queste "volontá" per giustificare o dare prospettive univoche o "ragionevoli" alla propria invenzione.  Ho pensato allora a Franco, a certa sua riluttanza a spiegare, a dare giustificazioni alla propria fantasia.  L'invenzione, l'immaginazione non si spiegano, si donano alla percezione nella loro multiformitá, si fanno ascoltare, agiscono e non sono agite.  Questo è il segreto della comunicazione musicale: essa esiste in fondo ad un livello puramente emozionale.  L'emozionalitá è immanente, l'espressione è imprescindibilmente legata all'istante, l'istante è imprescindibilmente trascendente.  Alcuni si chiederanno cosa ció abbia a che fare con la musica di Franco Donatoni.  Tutto ció ha a che fare con la sua musica in quanto nonostante la pervicace negazione di "espressione" professata da Franco, proprio la sua musica e il suo comporsi, hanno indicato e ancora indicano un possibile abbandono del volontarismo immaginifico: quello che crede all'immagine creata.  Ascoltare la musica di Franco ci insegna che l'immagine non si crea, l' immagine si accoglie, l'immagine è immanente e interstiziale, l'immagine non si cattura, l'immagine si dá, È , e permane chiamando a sè altre immagini, le immagini, che nella collettivitá dell'invenzione aspirano solo a mostrarsi per esistere: a mostrarsi nel senso di scoprirsi, di svelarsi.  Ascoltando queste musiche penso sempre a come e a cosa vuol dire riflettere sulle possibilitá immaginative, a cosa vuol dire fare esperienza attraverso la speculazione riflessiva, il sogno, l'immagine (o l'immaginazione), la fantasia.  Penso quindi a come tutto ció voglia dire essenzialmente che ogni cosa che sappiamo, sentiamo, ascoltiamo e che ogni enuciato ha una base fantastica, deriva cioè da immagini.  Ogni osservazione è in sè una sorta di invenzione, si manifesta cioè attraverso la formazione di una immagine fantastica: un gesto, una figura.  Franco insisteva spesso su questo esercizio di attenzione che ci aiuta a capire ció che facciamo ogni istante col suono.  A capire che di ogni immagine sonora posso osservare il comportamento, osservare come l'immagine si comporta al suo interno, osservare poi come si interconnette tramite analogie, associazioni.  Qui "osservare" è molto diverso dall' "interpretare", e l'immagine sonora scardina inoltre ogni interpretazione univoca, definitoria: “...l'acquositá non è l'acqua, la nuvolositá non è la nuvola, la tristezza e la disperazione non sono "depressione"...” Cosí l'Io dá credito alle immagini nel momento in cui ci sentiamo agiti dall'immaginazione: quando ascoltando ci ascoltiamo, e in questa invasione di immagini, “in mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane, passavano come tanti baleni.” (Carlo Collodi, Pinocchio)  Il paese dei balocchi di Collodi è il paese dell'illusione.  Ma in-ludere ci sciogliamo dal tempo mentre le ore corrono come baleni.  Il tempo della scrittura è il tempo dell'invenzione: il puro gioco dell'anima, il principio profondo delle nostre rêveries. Nella lingua inglese to play significa suonare e giocare; e se l'idea del comporre come gioco appare riduttiva proviamo a pensare quanto il gioco ci insegna in attivitá che a certi adulti appaiono risibili o prive di profonditá; pensiamo al comporre e al comporsi di Franco Donatoni, alle sue opere mai chiuse in cui la fine è un nuovo inizio, in cui tutto puó essere di nuovo.  Pensiamo alla traslucida chiarezza di queste "nuove musiche" che non percorrono "sentieri" ma vagano costantemente, disponibili al viaggio e all'incontro, al di lá di qualsiasi assertivitá poetica o estetica e senza desiderio di qualsivoglia dimostrazione.  Comporre, de-comporre, montare, smontare, rimontare…  Negli ultimi anni la musica di Franco è fedele testimonianza di una pura cronologia dell'invenzione.  Una articolazione tenuta, tutta interna, tesa come un' unica campata.  Il tempo dei baleni si dilata nelle musiche di questi anni, in un unico pulsante calendario di feste.  Non piú codici e sottocodici ma trasparenza assoluta intesa come sintonizzazione con la propria coscienza, con la propria invenzione nel puro esercizio della fantasia.  Le musiche di Franco diventano cosí un invito costante a scoprire fuori e dentro di noi il senso della differenza come mutevole, organica molteplicitá.  Un invito a non trattare la realtá come realtá assoluta ma a far fiorire in noi l'amore per una realtá multipla, ricorsiva; una sorta di universo policentrico in cui veritá coincide con veridicitá: ció che viene fatto si accorda momento per momento con ció che viene detto.  Ascoltare allora significa anche abdicare al carattere assertivo della propria soggettivitá, all'attaccamento egoistico alle "proprie" idee, perché la proprietá nel mondo delle idee non solo non ha senso ma davvero non esiste.

Giorgio Magnanensi - Vancouver, agosto 2001

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